22 maggio
Arriviamo puntuali nel primo pomeriggio, e dopo aver preso possesso della casa, facciamo un giro di avanscoperta nelle vicinanze
Visitiamo Notre Dame, finalmente riaperta dopo l’incendio e cinque anni di restauro: è maestosa, ma niente a che vedere con la bellezza dell’arte in Italia. Mi colpisce comunque la contaminazione, i richiami, nei primi altari a sinistra, con opere, arazzi, di arte moderna.






Poi spesa e a casa, siamo piuttosto stanchi
23 maggio
Dopo la spesa sul blv S. Antoine e uno shopping necessario in rue des Francs Bourgeois (Uniqlo, un golfino, fa freddo), andiamo a Beaobourg per vedere la mostra di Suzanne Valadon
Avevamo già incontrato la pittrice in altre occasioni: alcune sue opere sono della collezione privata del Museo stesso, ed è ben rappresentata nel museo di Montmartre, la casa dove ha vissuto con il compagno e il figlio, il pittore Utrillo
La pittrice è stata senza dubbio molto all’avanguardia nel rappresentare le donne fuori dagli schemi classici di belle presenze, ma personalità non timorose: donne vestite al maschile, nude senza inutili pudori, belle o brutte ma vere, reali
La sua produzione è molto vasta, e comprende un nudo maschile di fronte, il primo della storia con il sesso esposto, che la pittrice stessa ha poi dovuto coprire con un disegno. Per fortuna ci sono testimonianze, immagini che mostrano l’opera originale






Dopo la mostra, esploriamo Parigi con un lungo giro a piedi che ci porta fino al Louvre, poi torniamo costeggiando la Senna e rientriamo nel Marais.
Serata casalinga in lettura
24 maggio
La mattinata è dedicata alla visita di possibili acquirenti (chissà), e poi andiamo alla Tour. La Tour Eiffel è il simbolo di Parigi, un simbolo che va oltre la bellezza o meno del gusto personale (anzi, doveva essere demolita dopo l’esposizione del 1887 e invece, altro che), e non è pensabile venire a Parigi senza farle visita


Purtroppo la quantità di persone in attesa di entrare nello spazio dedicato, ora che non è più aperto, ma prevede controlli severi per il timore di attentati, ci fa desistere dall’idea di salire a piedi, o almeno di provarci. Non importa, lo abbiamo fatto tante volte e lo rifaremo in un momento meno affollato
Dalla Tour torniamo a casa a piedi, con una lunghissima passeggiata che ci porta dai palazzi eleganti ed esclusivi all’Arc de Trionphe, agli Champs Elysées, Faubourg St. Honorè con le sue preziose gallerie d’arte e i negozi eclusivi, fino pian piano alla nostra zona, al Marais
Piccola spesa e meritato relax: abbiamo caminato per dodici chilometri
25 maggio
Al mattino, spesa al mercato del blv Richard Lenoir, che è grande, buono e ben fornito
Poi ci dedichiamo a una lunghissima passeggiata sulla Rive Gauche: raggiungiamo il Pantheon e da lì ci perdiamo per strade e stradine tranquille, zone residenziali eleganti rese vuote e sonnacchiose dalla domenica, con negozi chiusi e pochi passanti


Torniamo verso casa e ci fermiamo a bere una birra e fare uno spuntino nel locale spagnolo all’angolo sotto casa
A cena, ottimo pesce
26 maggio
L’obiettivo oggi è visitare la mostra dedicata ad Artemisia Gentileschi nel Museo Jacquemart Andrè. Conosciamo già il museo, un hotel particulier che è stato la casa di due straordinari, collezionisti, Jacquemart e Andrè, e vale una visita di per se stesso grazie alla quantità e immenso valore delle opere esposte e lasciate per il piacere di chi, oggi, ancra le può apprezzare. Quadri, sculture, vasi, mobili e accessori di varie epoche, tutti di grande bellezza ed eleganza. Tra tutto, colpisce l’affresco del Tiepolo che raffigura …. e che è stato voluto e portato nella casa, e nella posizione, proprio dalla tenacia e dalle possibilità dei due collezionisti


La mostra dedicata ad Artemisia Gentileschi non delude, anzi. Scopriamo una donna che, pur avendo subito una violenza sessuale in età giovanissima e da parte di un amico di famihglia, non perde coraggio, e si costruisce una vita ricca, autonoma e di successo. Impara a dipingere dal padre Orazio, ma presto trova uno stile del tutto personale, ispirato a Caravaggio e poi, grazie ai suoi spostamenti (Firenze, Venezia, Parigi, Londra) si arricchisce di altre contaminazioni, fino a diventare imprenditrice con una bottega tutta sua, dove esegue ritratti su commissione
I suoi personaggi femminili sono disinvolti, ma non provocanti, autorevoli e aperti, feroci verso gli uomini, sicuramente espressione della violenza subita, mai banali








La visita al museo richiede tempo, torniamo ancora una volta a casa a piedi, segiìuendo un altro percorso che ci conduce alle Tuilerie, dove ci fermiamo qualche minuto al piacere dell’ampia disponibilità di spazi dove sedersi. Priseguiamo fino a costeggiare la vecchia Borsa, oggi sede della fondazione Pinaiìult, anticipata da una espressiva scultura di Giuseppe Penone
27 maggio
Oggi Asia compie un anno
Giornata di grandi camminate. Alla mattina, seguendo tutta la rue Chemin Vert, arriviamo al cimitero Père Lachaise, un cimitero monumentale, noto per accogliere le spoglie di molti personaggi noti della storia, della letteratura.
Cerchiamo la tomba di Jim Morrison, forse la più visitata, e la troviamo quasi nascosta da una protezione di rete e sassi. La tomba è stata vandalizzata, tempo fa, e purtroppo una protezione si è, evidentemente, rivelata indispensabile

Non cerchiamo altri nomi noti, mi fermo solo davanti al sepocro di una giovane dobìnna, vittima dell’attentato al Bataclan

Nel pomeriggio ci dirigiamo ali Jardin des Plantes, un vero tripudio di fioriture e di piante diverse in questa stagione: piante antiche, profumate, medicamentose, fiori di ogni colore, e tante, tante rose

Alla sera ottima cena da Bofinger


28 maggio
L’ultima giornata a Parigi, per questa volta, è dedicata all’amplissima mostra di David Hockney organizzata nella Fondazione Louis Vuitton, che è sempre una garanzia
Pittore enormemente prolifico, capace di esprimere la natura in modo sublime, con richiami ben dichiarati ai grandi maestri del passato antico e più recente
Nella sua produzione l’artista, ancora vivente, ha saputo usare tutte le tecniche della pittura classica ma, negli ultimi anni, anche le opportunità grafiche offerte dalla moderna tecnologia
La mostra si chiude con la presentazione di una sceneggiatura per un’opera di Stravinky, un impegno molto suggestivo che mi ha ricordato i lavori analoghi di Lele Luzzati










Poi valigie …
Novembre 2025

20 novembre 2025 –
Con quasi un’ora di ritardo, arriviamo a Parigi. Sono le otto di sera, il tempo di fare un po’ di spesa, cena e doccia

21 novembre
Alla mattina comperiamo il pesce fresco per la sera. Intorno alle 14 arrivano Carla e Marco. Con loro facciamo un bel giro in zona: place de la Bastille, rue St. Antoine, Place des Vosges, poi ci allunghiamo fino a Notre Dame, dove entriamo nonostante la lunga (ma abbastanza veloce) coda

Al rientro, passiamo dal Quariere Latino, dove facciamo una breve sosta per un tè e una birra
A casa, Marco cucina ottimi sèaghetti alle vongole e gamberi in padella. Chiudiamo la cena con la squisita torta di mele scelta in pasticceria da Carla. Dopo cena, chiacchiere a volontà
22 novembre
Dopo un inizio di mattinata tranquillo, ci avviamo verso il Museo d’Orsay. Siamo in anticipo rispetto alla prenotazione, quindi ce la prendiamo calma, con qualche tappa per guardarci intorno
Il museo d’Orsay è un meraviglioso scrigno di capolavori impressionisti d ipittori e scultori, reso ancora più celebre perdue dettagli: il fatto di esssere stato, un tempo, una stazione ferroviaria, e perchè contiene il curioso e famoso quadro chiamato L’origine del Mondo

La stazone (gare) d’Orsay era stata pensata e realizzata per offrire alle persone la possibilità di arrivare in treno fino al centro di Parigi. Negli anni ’50 del secolo scorso, dopo aver perso, con il tempo, importanza come stazione, viene destinata a diventare un museo
Ne riceve l’incarico Gae Aulenti, architetta italiana che decide, con geniale lungimiranza, di intervenire sugli spazi meno possibile. E infatti entrare nella Gare d’Orsay è sempre un po’ emozionante


Le opere pittoriche sono le grandi protagonisti di questa raccolta, gli autori attivi alla fine del 1800/inizio 1900, per la maggior parte aderenti al movimento degli impressionisti, nato con Claude Monet e il suo Impressions du soleil à l’aube
Qui sono raccoltii lavori più geniali, che dobbiamo a Monet, Manet, Pissarro, Sisley, Degas, Rodin, Van Gogh, Gaugin …. Quasi troppi per memorizzarli tutti, in quanto meriterebbero maggiore tempo e attenzione; ma si fa come si può










In complemento alla visita, troviamo inclusa un’ampia raccolta dedicata a John Singer Sargent









e alcuni affascinanti lavori grafici della pittrice Bridget Riley che anticipa, a mano, le capacità grafiche dell’elettronica




Dopo il museo, ci fermiamo a mangiare una crepes, andiamo a vedere le vetrine animate dei Magazines Lafayett, e rientriamo a casa dopo aver fatto un pochino di spesa
23 novembre
Oggi, nonostante il tempo piovoso, riusciamo a fare un bel gitro a Montmartre, uno dei luoghi più amati e visitati dai turisti

La collina di Montmartre, con la chiesa del Sacro Cuore che osserva Parigi dall’alto, ci porta in un mondo a parte, quasi rallentato nella folla attenta ai negozi di souvenirs, alle case basse e antiche, ai numerosi locali decorati con piante rampicanti. Dopo la Place duTertre, scendiamo fino alla Maison Rose e alla vigna, che troviamo spoglia ma colorata da tante piante fiorite, e infine facciamo tappa al Muro dei je t’aime, purtroppo schermato da un’antipatico cantiere

Rientriamo a casa per prepararci alla cena: andiamo a La Coupole, lo storico locale già attivo cento anni fa e più, che ha ospitato tanti artisti illustri e molto amati


La cena è ottima,il servizio perfetto: La Coupole si conferma una scelta vincente
24 novembre
Stamattina Carla e Marco partono all’alba: il viaggio verso l’aereoporto non è breve e vogliono essere sicuri di arrivare in tempo
Rimanere soli dopo alcuni giorni in compagnia lascia un piccolo senso di vuoto: alla mattina le ultime commissioni, al pomeriggio un giro nell’alto Marais che ci piace sempre per la sua atmosfera popolare e poco turistica. Scopriamo la catena Buillon, ristoranti con prezzi ultra popolari. Purtroppo anche qui non mancano gli homeless, o comunque persone in grave difficoltà economica
Piccola sorpresa dell’ultimo momento: in un cortile, le riproduzioni giganti di alcune meravigliose opere di Georgia O’ Keeffe




Poi a casa, per le valigie e gli ultimi ritocchi, domani si torna
Da Exibart, un ampio articolo su John Sargent
Arte moderna di Alessio Crisantemi
Nel centenario della sua morte, il Musée d’Orsay dedica la prima grande monografica francese a John Singer Sargent, restituendo alla modernità europea un artista cosmopolita e radicalmente moderno
In un panorama artistico come quello parigino, incline a celebrare i propri miti e a dimenticare talvolta le figure più eccentriche, il caso di John Singer Sargent appare emblematico. Pittore cosmopolita, enfant prodige nomade, ritrattista della Belle Époque e acquerellista di rara finezza, Sargent è stato tra i massimi interpreti della cultura visiva transatlantica tra XIX e XX secolo; eppure, proprio la Francia — terreno formativo della sua immaginazione — gli ha dedicato soltanto ora una grande monografica. Sargent. Abbagliare Parigi, organizzata dal Musée d’Orsay in collaborazione con il Metropolitan Museum of Art, non si limita a presentare oltre novanta opere. Offre una vera e propria restituzione storica, un tentativo di reinserire Sargent nel cuore pulsante della modernità europea.
Sargent nasce a Firenze nel 1856, in quella diaspora volontaria di americani colti che nel XIX secolo tendevano verso l’Europa per raffinare gusto e aspirazioni. La sua infanzia itinerante — lingue diverse, città diverse, ma soprattutto musei, paesaggi e una precoce passione per il disegno — definisce fin da subito un’identità complessa, mobile, che sarebbe rimasta il nucleo stesso del suo stile. «Il pittore moderno è sempre un viaggiatore», avrebbe scritto più tardi Baudelaire; e Sargent incarna perfettamente questo principio, facendo del movimento un metodo, della geografia una grammatica. Quando arriva a Parigi nel 1874, appena diciottenne, trova in Carolus-Duran non solo un maestro ma una visione: la pittura come gesto immediato, come interpretazione, come “colpo d’occhio” capace di restituire la vita senza mediazioni accademiche. Nulla più della pennellata di Sargent, rapida e assertiva, incarna questa eredità. Fra il 1877 e il 1885, Sargent espone regolarmente al Salon. Il Palais de l’Industrie non è soltanto una sede espositiva: è un’arena sociale, un dispositivo di reputazione, un teatro dove si misurano ambizioni e carriere. È qui che Sargent definisce la propria identità pubblica: da un lato il ritratto, genere in cui afferma sin dagli esordi una padronanza che ricorda da vicino quella dei maestri spagnoli; dall’altro i suoi dipinti di viaggio, che lo distinguono dai pittori francesi coevi per una sensibilità luministica itinerante, quasi antropologica.
Sargent rifiuta le narrazioni storiche e gli eroismi accademici, preferendo scene rurali, popolari, o scorci mediterranei intrisi di una luce che non descrive, ma interpreta. Ogni quadro diventa un esperimento: Venezia, ad esempio, non è la città scintillante dei vedutisti, bensì un organismo torbido e vivo, colto negli interstizi del quotidiano. Come ha scritto Didi-Huberman, l’immagine moderna “apre un’oscillazione tra sapere e vedere”: le tele di Sargent appartengono a questa categoria, dove la pittura è prima percezione, poi narrazione.
Il ritrattista della Belle Époque
In un’epoca segnata dall’ascesa della fotografia e dal successo degli impressionisti, Sargent reinventa la ritrattistica mondana come campo di tensione psicologica. Non dipinge personaggi, ma presenze: individui costruiti attraverso la luce, l’atteggiarsi dei tessuti, la teatralità delle pose. Nei suoi ritratti parigini — da Dr. Pozzi a casa a quelli dedicati agli amici artisti e scrittori — Sargent sembra posizionare i soggetti fra due mondi: l’intimità e la scena, la psicologia e la rappresentazione sociale.
Henry James, testimone acuto del suo tempo, scrisse che il giovane pittore «non ha già più nulla da imparare». Ma ciò che più colpisce oggi è il contrario: la sua capacità di disimparare, di liberarsi dai codici per creare ritratti che, pur splendendo di virtuosismo, sono attraversati da un’irrequietezza quasi moderna, una “stranezza” che colpisce i contemporanei e che ancora oggi ne sigilla la forza.
Madame X: l’episodio capitale
Il centro emotivo della mostra è inevitabilmente il ritratto di Virginie Gautreau, esposto al Salon del 1884. L’opera — accolta con scandalo per una spallina scivolata, un incarnato giudicato artificioso e un atteggiamento ritenuto troppo audace — diventa un caso sociale prima che estetico. In quel giudizio morale si riflette non tanto la sensibilità critica dell’epoca, quanto la fragilità delle convenzioni borghesi.
Ridipinta e ribattezzata Madame X, l’opera rimane a lungo nello studio dell’artista, come un enigma irrisolto. Oggi appare evidente che Sargent non dipinge un ritratto, ma una figura mitica: un volto che appartiene più alla storia dell’estetismo che alla biografia della modella. Come avrebbe detto Oscar Wilde pochi anni dopo, “le belle cose appartengono a chi le contempla, non a chi le vive”. Madame X ne è la prova.
Amicizie, reti, influenze
La mostra evidenzia con finezza il ruolo delle relazioni nella formazione del linguaggio di Sargent. Frequentatore del Cercle de l’Union artistique, amico di Rodin, Bourget e di un vivace gruppo di letterati e pittori, Sargent costruisce una rete culturale sofisticata, che supera la dimensione mondana. I ritratti dedicati a questo entourage mostrano un artista capace di alternare la posa ufficiale a quella più intima, quasi diaristica.
Dopo lo scandalo: Londra e il ritorno simbolico in Francia
Lo scandalo di Madame X non spezza la carriera di Sargent, ma la devia. Londra diventa il suo nuovo centro, e la Francia un luogo di ritorni periodici, scambi, alleanze. Il suo rapporto con Monet è particolarmente rivelatore: due pittori diversissimi ma uniti da una comune attenzione alla luce come fenomeno vibrante, mai statico.
Il 1889 segna la consacrazione internazionale con la partecipazione all’Esposizione Universale e la nomina a cavaliere della Legion d’Onore. Il trionfo del ritratto di Carmencita nel 1892 — acquistato dallo Stato francese — rappresenta quella «brillante rivincita» che alcuni critici avevano profetizzato durante lo scandalo del 1884.
Conclusione: il ritorno di un maestro modernissimo
La mostra del Musée d’Orsay restituisce a Sargent il ruolo che gli spetta nella storia europea della modernità: non un outsider americano in visita, ma un interlocutore profondo della cultura francese, un pittore che ha attraversato il continente come un sismografo sensibile alla luce, ai corpi, alla psicologia dei volti.
Alla fine del suo percorso, Sargent muore con un libro di Voltaire in mano: un dettaglio che la mostra non enfatizza, ma che sembra racchiudere simbolicamente la sua vita intera. Un artista che ha cercato nella pittura — come nella filosofia — una forma di chiarezza, e che oggi, a Parigi, torna finalmente ad abbagliare, di nuovo.
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