30 aprile 2026

Rieccoci a Parigi. Arriviamo alla sera con il treno, il tempo è gradevole e andiamo a casa a piedi come sempre: una piacevole passeggiata

1 maggio

La giornata festiva ci induce a non avventurarci verso mete precise, per evitare code e traffico.

Alla mattina tocca una spesa veloce per un po’ di scorta. Usciamo poi e ci avviamo a piedi. La prima tappa, immancabile, è Place des Vosges, perfetta con i suoi palazzi allineati e i prati invasi da bambini e famiglie.

Poi andiamo verso la Senna, attraversiamo i ponti, Notre Dame, saliamo verso il Pantheon, giriamo in place de la Contrescarpe e poi in Rue Muffetard.

Qui ci fermiamo per una piccolo pranzo con una galette  (la crèpe salata), quindi proseguiamo il nostro percorso fino ai Jardins du Luxembourg

I Jardins sono affollatissimi, ma la giornata è bella, soleggiata e calda, c’è posto per tutti. Passeggiare senza limiti di tempo è molto rilassante

Lentamente lasciamo il Quartiere Latino, riattraversiamo la Senna, ci riportiamo sulla Rive Droite. una breve deviazione e raggiungiamo il nostro amato Marais, e da lì siamo a casa, abbastanza stanchi ma bene allenati

A chi si deve la tradizione di regalare, o vendere, i mughetti il primo maggio a Parigi?

– Il primo maggio del 1561 Carlo IX introdusse la tradizione di offrire un mazzetto di mughetti come portafortuna

– Secondo la leggenda, San Leonardo dovette combattere contro il demonio. Il santo vinse, ma il combattimento fu difficile e le gocce del suo sangue sul terreno si trasformarono in bianchi campanellini, proprio come quelli del mughetto

– Il mughetto era il fiore preferito da Christian Dior, che lo indossava all’occhiello durante le sfilate e faceva cucire piccoli rametti negli abiti come gesto scaramantico

Lo pensò il Maresciallo Petain, che decise di dedicare il Primo Maggio quale festa del lavoro e di tutti i lavoratori. Come simbolo scelse il mughetto, bianco, ovvero senza colori che potessero indicare una parte politica

2 maggio

Dopo la spesa, che facciamo ogni giorno per non generare avanzi, decidiamo di andare alla Tour. Prendiamo la metro, viaggio non breve ma comodo, e una volta sul posto realizziamo che è comunque sabato, e il sabato di un ponte. Quindi, coda per entrare dopo i controlli di sicurezza, e coda per salire a piedi: qui purtroppo rinunciamo, c’è davvero troppa gente in attesa. Peccato perchè si potrebbe camminare sopra il ponte tibetano che, al primo piano, taglia in diagonale lo spazio sul vuoto: dev’essere un’emozione incredibile!

La giornata è soleggiata, così rientriamo verso casa a piedi. Il percorso non è breve (dal Trocadero all’Arc de Triomphe, Champs Elysées, Place de la Concorde, Jardins des les Tuileries, rue de Rivoli, e finalmente casa). Una bella passeggiata durante la quale abbiamo fatto un pochino di shopping (regalo per i bambini, biscotti al miele)

Cena a casa perchè 20mila passi non sono pochi

3 maggio

É domenica, come da (nostra) tradizione andiamo per fare la spesa nel mercato di Blv Richard Lenoir. Purtroppo questa volta il mercato ci delude, mancano alcuni dei nostri fornitori preferiti. Pazienza, rimediamo comunque una quiche

Dopo aver portato la spesa a casa, ci avviamo verso il Museo du Luxembourg per visitare la mostra dedicata a Leonora Carrington

Non conoscevo questa artista fin’ora, ma sicuramente ha una fantasia senza limiti e una giusta consapevolezza del suo talento

Fin da bambina disegna o dipinge tavole illustrate per fiabe raccontate dalla mamma irlandese: sono disegni molto creativi ed eseguiti con grandissima cura.

Carrington nasce in Inghilterra, viaggia in Italia, dove conosce i nostri artisti, e si ferma poi a Parigi: Qui aderisce al movimento dei Surrealisti: Man Ray, Salvador Dalì e soprattutto Max Ernst, con il quale ha una relazione: tutti lasciano tracce ben visibili nella sua produzione. Alla sua carica creativa si aggiunge un periodo di ricovero in manicomio, dal quale esce con le sue forze, ricavandone forse ancora più capacità creativa e immaginifica.

Non è canonicamente religiosa, ma assimila la dottrina buddhista che la porterà, per tutta la vita, ad avere un grande rispetto per ogni essere vivente.

Sulla base di questo, nelle sue opere si mescolano esseri umani, animali, ed esseri che sono metà umani e metà animali: la sua creatività non conosce limiti nelle forme, nelle dimensioni, nell’interpretazione. Semmai colpisce che la scelta della tavolozza preferita sia nelle versioni un po’ polverose dell’arancio e del verde acqua

La mostra si chiude con le parole dell’artista che si dice convinta che stiamo distruggendo il mondo e noi stessi, ma che se tutte le donne si unissero contro la guerra, forse qualcosa potremmo ottenere …

Ritorno a casa a piedi (!) e cena con quiche lorraine

4 maggio

Mattinata con sorpresa (D & L), poi breve spesa, e lunga sosta a casa per via della pioggia. É lunedì e tutte le possibili mete – mostre, musei – sono chiuse, così ci inventiamo un giro perlustrativo alla ricerca di qualcosa di insolito

Lo troviamo in rue Danton, nell’Immeuble Hennebique. Il palazzo, iniziato nel 1898, è elegantissimo, maestoso, in cemento bianco, con dettagli in stile Liberty, inserti in ferro e vetro. La sua caratteristica è di essere una delle prime costruzioni in cemento armato, un’invenzione del costruttore (e architetto autodidatta) Francois Hennebique, che renderà nota, e poi famosa, questa tecnica di costruzione due anni dopo, durante l’esposizione universale del 1900.

Ulteriore tappa: la libreria Shakespeare & Co., con acquisto di libri in inglese per figli e nipote.

Be kind with strangers, lest they be angels in disguise

Purtroppo la pioggia, ormai intensa, non ci permette di stare troppo in giro. Per la cena comperiamo i falafel – altra nostra tradizione parigina – e finiamo la giornata e la serata a casa. Domani è l’ultimo giorno, speriamo in un tempo più clemente per goderci le ultime ore

5 maggio

Ultimo giorno a Parigi, purtroppo molto piovoso. Alla mattina visitiamo la mostra di Henry Taylor esposta al Museo Picasso

Henry Taylor è californiano, nero, che con i suoi lavori si propone di far emergere le difficoltà di vivere per chi nasce con la pelle scura (o con problemi diversi, come dimostra la serie dedicata ai malati mentali dove lo stesso Taylor ha, per un periodo, lavorato)

La sua denuncia è forte, incisiva, di facile lettura. Forse arriva quando del problema se ne è già parlato molto, e quindi può perdere vagamente di potenza.

In ogni modo, proseguiamo con la visita al museo Picasso, alle sue opere, che restano geniali, di enorme fascino illustrativo e pittorico. Pablo Picasso ha prodotto moltissimo nella sua vita, cominciando dal cubismo, con Braque, per proseguire con uno stile suo, inconfondibile.

L’ultimo quadro, datato l’anno prima della sua morte, ritrae un bambino vestito da pittore: “Ci ho messo tutta la vita per imparare a dipingere come un bambino”

La pioggia insiste, salutiamo la nostra zona di Parigi, il Marais, con un’ultima passeggiata, e rientriamo a casa per i preparativi