25 giugno

Il volo EasyJet da Malpensa a Santorini è puntualissimo e tranquillo. All’aeroporto di Santorini condividiamo il taxi con una coppia diretta, come noi, al porto, e arriviamo con notevole anticipo.

La lunga attesa ci permette di osservare l’incredibile flusso di persone che gravita nel porto di un’isola piccolissima e che dovrebbe essere incontaminata. Piccole barche portano in continuazione i turisti che sbarcano dalle navi da crociera (ce ne sono quattro in rada), e a terra enormi pullman le caricano per portarle in giro per l’isola. Contemporaneamente il flusso al contrario arriva con altri pullman e riparte in barca. Quasi si fa fatica a farsi prendere dalla forte bellezza della caldera circondata da rocce rosse e nere, guardata dall’alto da Thira e Oia.

 … Osserviamo tutto questo sorseggiando un buonissimo frullato di frutta fresca, e finalmente arriva l’ora della nostra partenza. Dopo un’oretta siamo a Ios.

Ios è un’isola ruspante. Le strade sono asfaltate, ma non hanno marciapiedi, e ai lati crescono prepotenti le erbe spontanee che qui devono essere molto robuste, visto il clima secco e ventoso. Non manca qualche oleandro fiorito, che crea una macchia di colore, ma tutto cresce direttamente sulla sabbia e sugli scogli. Ci si sente molto a casa, una specie di accoglienza senza fronzoli, ma sincera

Raggiungiamo subito il nostro hotel, Kritikakis, una moderna declinazione dell’albergo diffuso fatto di casette bianche con le porte blu. L’accoglienza è molto cordiale, e la camera è nuovissima. Mi godo un’oretta di piscina, poi ci prepariamo per la cena.

Ci avviamo all’hotel Polycarpo, che sorge sull’altro versante della costa e guarda il tramonto. Mangiamo molto bene, soprattutto il pesce, in un ambiente semplice e dall’aria schietta. All’uscita ci fermiamo a goderci un po’ il tramonto, prima di rientrare in albergo con una bella passeggiata di un’oretta.

26 giugno

La colazione al Kritikatis è ottima e abbondante e si consuma su un terrazzino ombreggiato, dal quale si gode la bellezza della baia.

Passiamo qualche ora sulla spiaggia più comoda e vicina, Yalos, una baia molto riparata dove l’acqua è un lago e dove facciamo mille bagni. L’utilizzo di due lettini sotto all’ombrellone è compreso nel prezzo (giusto) di due spremute di arancio

Nel primo pomeriggio ci prepariamo per andare a Chora, il capoluogo. Ci arriviamo attraverso una facile scalinata che passa proprio a fianco al nostro hotel, e dalla quale già si vedono panorami mozzafiato.

Chora è un paesino costruito su due versanti abbastanza ripidi; da un lato il paese vecchio, di fronte quello nuovo. Le case e tutte le parti intonacate sono rigorosamente bianche, le finestre, le porte, le imposte e quanto possibile sono (quasi) tutte blu. Il blu del cielo, del mare e delle righe della bandiera greca. E’ tutto pulitissimo.

Le fioriture sono strepitose: ficus giganteschi, bouganville carnose, fichi profumati, gerani e plumbago spontanei.

Ci arrampichiamo nel paese vecchio, e salta agli occhi la vocazione esclusivamente turistica di Ios. A parte rarissime eccezioni, si trovano solo bar, ristoranti e negozietti di abbigliamento e souvenir, tutto ovviamente declinato per diverse specialità e diverse tasche. In tutto questo, numerosissime sono le chiesette ortodosse dalle perfette cupole blu.

Arriviamo nella parte alta, da cui si ammira il versante occidentale dell’isola, il mare oltre e, in lontananza, l’isola di Sikinos. Sull’altro lato della città resiste un gruppo di antichi mulini, alcuni semi diroccati, altri più completi. Nel labirinto delle stradine, che a prima vista sembrava imperscrutabile, dopo poco facilmente ci si orienta, grazie sia alla pendenza che alle dimensioni contenutissime.

Compero un bel paio di ciabattine e la titolare del negozio mi sgama subito: è italiana anche lei, a Ios da 20 anni con la sua attività commerciale. Ci suggerisce un buon ristorante, Saini, una taverna dove mangiamo pesce delizioso e dove il proprietario ci porge il benvenuto a sorpresa con una piccola porzione di spaghetti al pomodoro: un gesto semplice, non richiesto, ma davvero molto gradito.

Ancor due passi per Chora dopo cena, poi la discesa a piedi, un giretto nel porto e andiamo a riposare.

27 giugno

Oggi abbiamo affittato una macchina, una Micra, per fare il giro dell’isola e capire un po’ com’è fatta. Una bella colazione e via

La prima tappa è la bella spiaggia di Kumbara, per valutarla bene: passa l’esame

Andiamo poi a Milopotas, uno spiaggione molto ampio, sabbioso, ancora quasi deserto a quest’ora del mattino: sembra molto adatto alle famiglie

Proseguiamo per la spiaggia di Maganari, all’estremo, e per raggiungerla percorriamo praticamente tutto l’interno dell’isola. A parte qualche rara eccezione, legata a uno spazio di terra pianeggiante, coltivato con ulivi e mandorli, Ios si presenta coperta con un fittissimo tappeto di timo, tamerici e mirto.

L’arrivo a Maganari ci riserva una piccola delusione: a causa del fortissimo vento, ombrelloni e lettini non sono disponibili. In effetti la sabbia ci schiaffeggia le gambe, proprio non si può stare. Un gentilissimo ristoratore ci consiglia di raggiungere una spiaggetta poco frequentata e riparata, che si raggiunge attraverso un piccolo sentiero. Il mare è talmente bello e si sta così bene che ci fermiamo tutto il tempo che vogliamo per nuotare, prendere il sole e rilassarci

Verso le 13 ripartiamo per fare una tappa panoramica (Psathi), poi la spiaggia di Agia Theodoti, e per chiudere in bellezza visitiamo la tomba di Omero e, forse, di sua madre.

Questa si raggiunge percorrendo una tortuosa strada verso nord, dalla quale non si perde mai di vista il mare, e la tomba è proprio lì, alla fine della strada. Si percorre un breve sentiero e si raggiunge il posto dove, secondo la leggenda, riposa il più leggendario dei poeti, circondato dal blu.

Dove siamo ci è ora chiaro. A cena andiamo da The Octopuss Tree e mangiamo benissimo.

28 giugno

Oggi è il nostro anniversario di matrimonio, 44 anni di intensa determinazione

Per festeggiare degnamente decidiamo di non fare niente: ci sistemiamo comodamente sulla spiaggia di Yalos, dove l’acqua è una specie di piscina naturale trasparente e calmissima. Tra sole, bagni, qualche chiacchiera e tanta piacevole lettura arriva l’ora di prepararsi per la cena.

Torniamo a Chora, dove facciamo un altro giretto (è talmente bella, bianca e pulita che ci è entrata un po’ nel cuore).

Troviamo aperta la porta della cattedrale, ed entriamo a visitarla: è molto bella, con numerose icone votive raffiguranti antichi Pope e l’Annunciazione alla Madonna. Non mi è chiaro a chi è dedicata, e non riesco nemmeno a fermarmi a lungo perchè è in corso una funzione parlata in greco …

Per cena scegliamo il ristorante Katogi, cucina greca con qualche tocco di novità. Il locale è in un piccolo giardino sotto un pergolato composto dai rami di un albero di albicocche e da una bouganville. La cena è ottima, semplice ma particolare, molto ben presentata e ben offerta. Brindiamo a birra greca. All’uscita ci attende un tramonto viola

29 giugno

Oggi sarebbe il nostro onomastico, Santi Pietro e Paolo, vabbè

C’è un vento fortissimo, sembra il famoso Meltemi, anche se non è esattamente la stagione: un soffio continuo ed energico spesso rafforzato da raffiche potenti. Ho persino paura che non vadano i traghetti, invece li vedo andare e venire come al solito

Con l’idea di fermarci alla spiaggia di Koumbara, la raggiungiamo a piedi. Il posto e il mare sono incantevoli, ma la posizione sul mare aperto la rendono, oggi, difficile da apprezzare. Torniamo in paese e ci fermiamo alla bella spiaggia di Yalos, leggermente meno battuta, e stiamo qualche ora con piacere.

A cena vorremmo restare in porto, ma il vento è troppo teso, quindi torniamo a Chora, da Lord Byron, un piccolo locale con qualche piacevole tavolo all’aperto proprio sotto la facciata di una chiesa. La posizione raccolta lo rendono ben protetto dall’aria. Il cibo proposto rispetta poco e niente la tradizione greca, ma è molto buono. Io assaggio una gustosissima Bouillabaisse.

Un’ultima (probabilmente) passeggiata tra i vicoli di Chora, tra le pareti bianche con le persiane blu, in tempo per cogliere la palla infuocata del sole pronta a tuffarsi nel mare Egeo.

30 giugno

E’ arrivato l’ultimo giorno su quest’isola bella e sincera

Alla mattina facciamo il bagno al Tzamaria, il posto è talmente bello che risulta irresistibile. Purtroppo non c’è un filo d’ombra, così nel primo pomeriggio ci spostiamo, lasciamo agli altri la bellissima spiaggetta e il suo mare leggerissimo, e trascorriamo le ultime ora sulla spiaggia sotto l’hotel, la più comoda per noi. C’è vento, ma si sta benissimo: sole caldo, vento teso fresco, mare calmo e freddo. Quanto di più vicino al paradiso riesco a immaginare.

A cena torniamo dall’Octopuss Tree, che con meno di trenta euro ci permette di mangiare acciughe fritte freschissime, melanzane fritte, hummus e insalata verde di erbe spontanee (?). Ora, valigie.

1 luglio

Oggi si parte per Milos! Il nostro traghetto, NaxosJet, lascia Ios puntuale alle sette e mezza e, dopo tre ore e mezza di navigazione, un paio di tappe intermedie e un mare non sempre calmissimo, ci lascia nel tranquillo porto di Adamas.

Siamo accolti da Mario, uno dei proprietari dell’hotel Iliana, che ci carica in macchina e ci porta a destinazione. Il posto è incantevole: un appartamentino spazioso, completo di tutto, con una strepitosa vista sul golfo, un bel patio arieggiato e una bouganvillea che fa ombra alla camera da letto.

Proviamo subito la spiaggia di Adamas, e facciamo i primi bagni a Papikinou, all’ombra degli “armirikia”, alberi che amano l’acqua salata. Facciamo poi una prima, veloce esplorazione di Adamas, con il preciso scopo di fare un po’ di spesa: la cucina perfettamente attrezzata e il bel patio attrezzato invitano a preparare una cenetta in casa. Il menu sarà composto da pomodori, olive, feta, buon pane e frutta abbondante.

Dopo cena, niente di meglio che rilassarsi su una comoda poltrona del terrazzo e ammirare il tramonto 

2 luglio

La giornata inizia con la visita alla Plaka (che significa “piatto”), capitale dell’isola e villaggio molto pittoresco, La vista dalla posizione, in alto, è magnifica: sotto di noi tutto il golfo di Milos. Giriamo per i suggestivi vicoletti tutti “muri bianchi e bouganville fiorita”, ci perdiamo guardando i negozi di buon gusto, siamo catturati dagli squarci che si aprono ogni tanto, dandoci la possibilità di guardare il mare, di un azzurro purissimo. Nella cittadina vediamo la piccolissima chiesa dedicata alla Madonna del Rosario, o meglio ” Panagia ton Rodon“, e la maestosa, antica chiesa di Panagia Korfiatissa, dove Koryfi sta per “cima della montagna”. Ovviamente la chiesa è chiusa, ma non il bellissimo panorama che si scorge in basso e intorno, e sono molto belli anche i risseu di soggetti decorativi.

Quasi senza accorgercene ci avviamo in alto, verso un’altra chiesetta che sembra irraggiungibile, così come il castello. Invece, attraverso un sentiero semplice e regolare, raggiungiamo la cima della collina. Poco sotto sorge la Chiesa Metropolita di Milos, purtroppo in ristrutturazione, e poco più su ci sono le rovine del kastro, dove si indovinano i pendii in pietra per incanalare la preziosa acqua piovana, e la deliziosa chiesetta di Dormition, da dove si gode una vista magnifica che spazia dal golfo interno di Milos al mare aperto.

Scendiamo e, non potendo visitare il museo archeologico perchè chiuso, andiamo a vedere le rovine dell’antico teatro romano, datato 100 a.c. Probabilmente c’era un teatro greco, precedente, ma le rovine sono quelle romane, e si capisce perfettamente dalle gradinate in marmo, bellissime, dagli architravi perfettamente conservati. Poco lontano da qui, nel 1820, è stata scoperta la statua della Venere di Milo.

È tempo di fare una bella nuotata. Andiamo a Firopotamos, un’insenatura incantevole con la spiaggia ombreggiata dalle tamerici, dove si aprono alcune syrmata, le cavità naturali (oggi rifinite e chiuse da porte colorate) dove tradizionalmente i pescatori ricoverano le loro barche. L’ennesima chiesetta guarda la piccola baia, e una porta in pietra si apre verso l’orizzonte: storie del passato ancora vive.

Sul ritorno facciamo un salto al porto di Mandrakia, dove c’è un ristorante che guarda il tramonto, ma verremo un’altra sera. Ancora un bagno ad Adamas, e finalmente a casa: cena domestica perchè il piacere di questo patio che guarda il calare del sole è impagabile

3 luglio

La prima tappa della giornata è dedicata al Museo Minerario di Milos, MMM (Milos Mining Museum). In una costruzione moderna ed essenziale, ma perfettamente in armonia con l’architettura locale, si osservano gli strumenti di lavoro dei minatori (e delle minatrici), si riconoscono e capiscono tutti i minerali di cui l’isola è ricca (…. ossidiana, zolfo, manganese, perlite ….) e, in un momento di discreta commozione, si ascoltano i ricordi dei minatori e delle minatrici che, fino agli anni ’60 del secolo scorso, erano impegnati nel durissimo, pericoloso, incerto lavoro nelle miniere, spesso in condizioni quasi insopportabili per calore e fatica.

Manca, purtroppo, una parte dedicata all’attività estrattiva attuale, ancora molto presente sull’isola di Milos e tenuta piuttosto riservata.

Non contenti del primo museo, saliamo a Plaka per visitare il Museo Archeologico. Qui troviamo un vero gioiellino: pur piccolissimo, i reperti presenti sono di grande bellezza. Ci sono moltissimi oggetti appartenenti a oltre duemila anni fa, manufatti in terracotta eseguiti ancora senza tornio, ma bellissimi nelle proporzioni, nella grazia con cui sono foggiati, nelle decorazioni. C’è la parte statuaria, in mezzo alla quale si mostra in tutta la sua bellezza la Venere di Milo (in realtà l’originale è al Louvre di Parigi, qui c’è una copia). Il museo propone anche una piccola mostra di dipinti e sculture attuali, poste in contrasto e connubio con alcuni dei pezzi antichi esposti

La giornata culturale termina nelle Catacombe, proposte qui come “le più importanti del mondo”. Non sono in grado di discutere questa affermazione ma quanto proposto è un percorso molto breve, dove si vedono le cavità scavate per tombe a due piani o a più posti, e poco altro. In ogni caso, le abbiamo viste.

Dopo l’intermezzo culturale, ci dedichiamo alle bellezze naturali, e Sarakiniko, la prima tappa, ci lascia veramente senza fiato. Una scogliera di un bianco abbacinante, completamente levigata e scavata dal mare e dal vento, si incunea per formare una microscopica spiaggetta, ma offre comodo punto di appoggio grazie alla totale mancanza di asperità, e soprattutto è circondata dall’acqua blu e cristallina alla quale ormai siamo abituati.  Per fortuna le tamerici offrono i pochi spazi ombreggiati possibili

Dopo numerosi bagni a Sarakiniko, ci spostiamo fino a Papafraga, un posto incredibile che offre una spiaggia di ciottoli, sul mare aperto, raggiungibile con alcuni scalini tagliati nella roccia; una spiaggetta di sabbia all’estremità di una piscina naturale, raggiungibile attraverso un sentiero non facilissimo, intagliato nella roccia di diversi colori; un canyon dalle pareti perfettamente verticali dove l’acqua, trasparentissima, si insinua profondamente

Concludiamo la giornata nella rilassante spiaggia di Mytakas, un golfo un po’ più aperto di quelli visti in precedenza, con l’acqua più bella del mondo dove fare bagni infiniti.

Invece i bagni devono finire, perchè è ora di andare a prepararsi per cena. La taverna si chiama Che casino! e le proposte sono molto greche e molto buone

4 luglio

Con la barca Zefiros (e un’altra ventina di persone) navighiamo da Aghios Sostis (San Savior) fino a Kleftiko, con tappa a Gerontas. La navigazione è già di per sé affascinante: le scogliere a picco sul mare mostrano chiaramente i diversi colori dei minerali che le compongono, in regolari stratificazioni.

Kleftiko è una baia ampia, ma molto riparata, bellissima per i suoi faraglioni verticali, bianchi e aperti su uno o più lati da grotte dove l’acqua acquista colori scintillanti: si chiamano Meteore, e sono quanto resta delle colate di lava, poi smerigliate dal mare e dal vento . L’acqua è cristallina, salata, leggerissima, una meraviglia. Il nome Kleftiko significa “ladro”, infatti presenta la stessa radice di cleptomania. La baia era, nell’antichità, un rifugio per i pirati che potevano ripararsi nelle sue acque tranquille, e nascondere o ricoverare le imbarcazioni nelle grotte naturali.

Anche Gerontas (uomo anziano) è altrettanto bella e piacevole per una nuotata che si vorrebbe senza fine: difficile stabilire quale delle due località sia più bella.

Nel percorso incontriamo anche alcuni punti di attracco per il trasporto dei minerali estratti dalle miniere

Dopo sbarcati, facciamo ancora qualche bagno (di mare e di sole) sulla spiaggia di di Papikinou, quindi ci prepariamo per spostarci a Pollonia, visitarla e cenare.

Pollonia risulta una discreta delusione. L’aspetto è quello di una cittadina finta, cresciuta per motivi turistici a partire dal microscopico villaggio di pescatori che era in passato. Sempre piacevole da vedere la piccola chiesa – di recente costruzione, ma in stile bizantino – che guarda il golfo da una estremità del paese. E’ intitolata ad Aghia Paraskevi.

Se Pollonia è deludente, non lo è il panorama intorno, con l’isola di Kimolos, che sembra proprio la continuazione dell’estrema punta a ovest, e le impressionanti scogliere scolpite di Glaronisia, l’isola dei gabbiani.

La giornata si conclude con una cena davvero ottima per qualità, servizio e panorama, al ristorante Armenaki.

5 luglio

Partiamo alla scoperta dell’antica capitale di Milos, Zefyria. La città ha una storia antichissima, che risale al Medio Evo, quando i pirati si insediarono qui spinti dalla mancanza di acqua e viveri.  Il devastante terremoto del 1767 rase al suolo la città, costringendo gli abitanti a fuggire. Oggi Zefyria è un centro davvero piccolissimo, in mezzo alla campagna e sulla rotta di grossi camion funzionali all’attività mineraria. Si distingue per la bellissima chiesa – in realtà due, affiancate e unite – dedicata a “Panagia Portiano” (Madre di Dio Portiani), costruita nel XVII secolo.  L’interno della prima cappella è affrescato on modo molto gradevole, mentre la seconda cappella è più semplice, ma non meno bella.

Lasciamo Zefyria e ci avviamo alla scoperta delle spiagge del sud.

La prima che incontriamo è Aghia Kiriaki, ed è assolutamente magnifica: sabbia chiara e brillante, un filare di tamerici per l’ombra, pochissima gente e un’acqua fantastica per trasparenza e leggerezza: difficile starne fuori.

Andiamo poi a Paleochori, la famosa spiaggia dove si percepisce l’energia geotermica di cui l’isola è ricchissima. Si percepisce anche troppo, la sabbia è bollente e si fa fatica a stare seduti anche protetti da un telo! Sulla spiaggia c’è un ristorante che propone la cucina del vulcano, ovvero cuoce i cibi in apposite pentole che vengono lasciate per tutta la notte sottoterra. A parte il caldo e un lieve odore di zolfo, il panorama è magnifico, con le rocce multicolore che ancora presentano i segni delle antiche colate laviche, l’acqua del mare irresistibile. Purtroppo la spiaggia è colonizzata dagli stabilimenti balneari che suonano musica ad alto volume, e poco spazio resta per i visitatori occasionali.

Attraverso una piccola grotta sul lato a ovest della spiaggia scopriamo, con piacere, piccole spiagge gradevolissime e una spiaggia grande, attrezzata ma molto poco frequentata, e un mare che sembra a nostra totale disposizione.

Andiamo a Firiplaka e Trigrado, due piccole spiagge impossibili (per me) da raggiungere, ma sempre suggestive. La prima è una stretta distesa di sabbia bianca sotto un’altissima parete verticale. Il bianco della spiaggia si ritrova anche sulle colline intorno, evidentemente qui il minerale prevalente è il caolino.

Trigrado ha due microscopiche spiaggette che si affacciano su un’acqua turchese raccolta in una baia chiusa e tranquillissima, ancora una volta sotto pareti verticali rosse, bianche e grigie con grotte e cavità: i pochi coraggiosi che arrivano fino laggiù hanno la soddisfazione di un mare tutto per loro.

Anche questa giornata è finita, la nostra vacanza è arrivata a metà. Ceniamo tranquillamente a casa godendo di questa posizione così piacevolmente tranquilla.

6 luglio

La giornata comincia a piedi. Da Tripiti scendiamo a Klima, attraverso un sentiero semplice e non lungo. Klima è un minuscolo villaggio di pescatori, forse tutt’ora tale, dove le case hanno porte, finestre e ringhiere colorate in modo vivace e diversificato. L’impressione d’insieme è allegrissima. Oggi molte delle case, soprattutto il piano terra dove un tempo si ricoveravano le barche, è stato adattato per accogliere i turisti.

Risaliamo da Klima e continuiamo a salire verso la piccolissima chiesa di Dormition, che si trova in cima a un piccolo cocuzzolo, e che è facilmente raggiungibile attraverso una scalinata. Il panorama è notevole, così come è suggestiva la microscopica chiesa, dove c’è stato da poco un matrimonio e dove l’altare è rimasto aperto.

Scendiamo da questo piccolo angolo di paradiso e saliamo a Tripiti, altro borgo piccolissimo, se non fosse per l’imponente cattedrale che lo identifica, intitolata ad Aghios Nikolaos (San Nicola).

Ci meritiamo un po’ di spiaggia e di bagni, e per questo andiamo qualche ora a Mytakas, dove grazie alle tamerici è possibile avere una bella ombra naturale.

Alla sera ceniamo davanti al tramonto. Siamo al ristorante Medusa di Mandrakia, dove con un po’ di determinazione abbiamo ottenuto un tavolo all’ora del calar del sole. Il cibo è buono, ma lo spettacolo del sole che si nasconde dietro i monti e, pian piano, cambia colore alle rocce e al mare, è indimenticabile.

7 luglio

Oggi, dopo aver tentato di visitare il Museo Ecclesiastico (ma è chiuso la domenica), dopo aver cercato la spiaggia di Plathiena, che però pare raggiungibile solo con le mulattiere, dopo aver fatto un giretto a Plaka che, però, è davvero piccola e l’avevamo vista tutta in una volta sola, ci posizioniamo sulla spiaggia di Firopotamos, insolitamente poco affollata. L’acqua è sempre “da bere”, il sole bollente, e tutto sommato si può stare bene, e anche molto, in un posto già visitato.

Alla sera ceniamo alla famosa taverna Ergina di Tripiti, con calamari fritti strepitosi, buon moussaka e purea di fave, ahimè, parecchio insipido. In compenso la vista è magnifica, di osserva proprio l’ingresso del golfo, e il tramonto nel mare è commovente

8 luglio

Ultimo giorno a Milos. Da una parte è bello andare a scoprire nuovi posti, dall’altra su quest’isola bellissima sono stata così bene, ho visto tanta bellezza che un po’ mi mancherà. A questa sensazione positiva ha senz’altro molto contribuito l’aver alloggiato in uno degli appartamenti di Iliana Olive Branch.

In mattinata visitiamo finalmente il Museo Eccesiastico, allestito nell’antica chiesa di Aghia Triada (Santa Trinità). Una collezione composta da icone, sculture in legno, testi sacri e arredi che rappresenta la testimonianza della prosperità dell’isola sotto la dominazione veneziana.

La chiesa stessa è interessante, costruita in stile bizantino con tre navate e i soffitti a volta: nel corso dei secoli ha cambiato più volte destinazione, fino all’arrivo degli abitanti di Creta, fuggiti all’invasione turca, e che costruirono Adamas, i quali l’acquistarono e la resero pubblica. Davanti all’ingresso della chiesa c’è un interessante mosaico-risseu fatto da un artista locale, che rappresenta l’eterna lotta tra il bene e il male.

E per concludere in bellezza e godere fino all’ultimo di questo mare meraviglioso, passiamo le ultime ore sulla bella e grande spiaggia sabbiosa di Chivadolimni -il cui significato è “lago piano di vongole” – Il nome deriva da un laghetto proprio dietro la spiaggia, poco accessibile e nemmeno molto invitante, ma che rappresenta un punto di riposo per gli uccelli migratori.

Alla sera ceniamo a casa con una bella insalata greca, dissetante e idratante.

9 luglio

Lasciamo Milos un po’ a malincuore. E’ bello e doveroso cambiare, ma qui siamo stati davvero bene. Mario e suo papà ci accompagnano fino al porto, per gli ultimi saluti.

Il traghetto per Folegandros è puntuale a raccoglierci e a depositarci, dopo un viaggio tranquillissimo, sulla nuova isola. L’hotel che abbiamo scelto, Vrahos, si trova proprio a Karavostasis, a poche centinaia di metri dal porto, e la nostra camera ha un delizioso, stupendo, commovente terrazzino con una vista meravigliosa proprio sulla baia.

Il tempo di sistemate il contenuto delle valigie, e andiamo alla spiaggia più vicina, a poche decine di metri. Siamo su una baia riparatissima, dove l’acqua è cristallina e leggerissima, la spiaggia un po’ meno comoda, tutta ciottoli. Resistiamo senza problemi per il pomeriggio, quindi ci prepariamo per la cena, che consumiamo in uno dei ristorantini sulla spiaggia: una cena ottima, con insalata greca e acciughe fritte in modo perfetto.

Domani faremo, in barca, la circumnavigazione dell’isola, e cominceremo a capire qualcosa di più.

10 luglio

(Oggi è un giorno che non dimenticheremo, Francesca se n’è andata)

Dedichiamo buona parte della giornata al giro dell’isola in barca. Partiamo alle 11 dal porto e, grazie al tempo buono e al mare calmo, la circumnavigazione può essere completa. La barca si dirige subito verso nord, e costeggia le pareti rocciose e quasi perpendicolari al mare, prive di vegetazione. Ci sono grotte e passaggi, che un tempo rappresentavano un rifugio per i pirati. La prima tappa e alla baia di Agias Nicolaos, dove facciamo il primo tuffo nell’acqua trasparente. Riprendiamo la navigazione fino alla Baia di San Giorgio, per un altro magnifico bagno.  Le tappe successive sono alla spiaggia di Ampeli, Livadaki, Agios Nicolaos (un altro) e infine Baia Livadi. Tra un tuffo e l’altro, ci rendiamo conto che Folegandros è un grosso scoglio brullo e praticamente inaccessibile, ma questo fa parte del suo fascino.

Rientriamo per rimetterci in ordine e, con un’auto in affitto, saliamo a Chora. Avevo letto che è un posto incantevole, e ora posso confermarlo. Un villaggio bianco con le finestre blu o verdi, con una chiesa a ogni angolo (e una, importantissima, in alto che visiteremo domani), dove le abitazioni composte da una stanza o poco più, e dotate di una porta e un’unica finestra, sono spesso diventate negozio, ma sono altrettanto spesso rimaste abitazioni per gli abitanti di Chora, o per i turisti che le affittano (il confronto con la scelta della “grotta” come luogo dove vivere, già visto nei trulli della valle d’Itria e nei Sassi di Matera, è immediato). Una città vera, ancora satura della sua vera natura, non offuscata dalle numerosissime attività commerciali che sono diventate un’altra caratteristica. I ristoranti che si susseguono uno all’altro sono resi armoniosi dalla scelta di tavolini e sedie pressochè simili, salvo che per il colore. Un espediente che regala equilibrio e bellezza persino alle attività commerciali.

Chora si sviluppa in piano, ed è una piazzetta dopo l’altra, unite da brevi stradine abitate e vive. Le piazze sono completamente occupate dai tavoli dei ristoranti, così numerosi da confondere un locale con l’altro. Anche qui, la scelta di arredi semplici e in sintonia rende gradevole l’invasione.

Ci fermiamo a cena al ristorante Platza, e ci sistemiamo sulla terrazza rialzata, così abbiamo anche il piacere di osservare uno scorcio di tramonto.

Dopo, ancora due passi finchè non è buio del tutto.

11 luglio

Esploriamo l’isola via terra, visto che abbiamo l’automobile. Non c’è molta scelta, un’unica strada passa in costa per tutta la lunghezza. Lasciamo fuori Chora e proseguiamo. L’isola ha in genere un paesaggio brullo e non coltivato, oltre che non coltivabile. Oltre Chora, l’unico centro abitato è Aino Meria, un piccolo, ben tenuto agglomerato di case con un piccolo supermercato e due ristoranti. Sul percorso si notano numerose costruzioni nuove o in costruzione, segno che esiste un turismo che cerca tranquillità e solitudine estrema. Il bello è che l’architettura mantiene rigidamente l’armonia dell’isola, con case bianche, alte non più di due piani, finestre colorate in blu e verde, e tanti fiori. Le strade, ancora sterrate, sono in evidente lento miglioramento, a discapito degli asini, ancora per qualcuno classico mezzo di trasporto di Folegandros.

Ci avanza un po’ di tempo e lo trascorriamo sulla spiaggia sabbiosa di Livadi. Anche qui, sono le tamerici a regalare l’ombra.

In serata saliamo a Chora, e ci arrampichiamo sul facile percorso che conduce alla chiesa di Kimisis tis Theotòkou, – Panagia. Da quassù il panorama è fantastico, perchè abbraccia l’isola da in versante all’altro, e si vedono i due mari. Anche la chiesa è molto carina, con l’ingresso attraverso un portale scolpito, una bellissima iconostasi opera di un artista dell’isola di Tino’s, e numerosi ex-voto dipinti o cesellati in argento, raffiguranti la Madonna con il bambino.

Scendiamo a Chora per la cena, e ancora una volta restiamo affascinati da questo paese che ha trovato stile, eleganza e rispetto delle tradizioni non andando a toccare nulla di quello che c’era. Al ristorante Melissa ci troviamo bene, piatti semplici della tradizione greca, ospitalità e prezzi giusti.

12 luglio

Folegandros è una piccola isola, i posti di interesse sono pochi e poche le spiagge (peraltro mal tenute, devono ancora imparare). Oggi vita di spiaggia, quindi, ma cambiandone quattro: Vardia, appena oltre il porto verso nord, poi dall’altra parte Latinak, Pountaki e infine Livadi. Sono spiagge vicine, raggiungibili a piedi e in pochi minuti, ma tutte diverse. Alcune hanno la sabbia, altre i ciottoli. Alcune hanno numerose tamerici per ombreggiare, altre si stendono sotto una scogliera a picco verticale. In compenso l’acqua è bellissima dappertutto.

Verso sera, dopo un bell’aperitivo sul nostro terrazzo, mangiamo al ristorante …. dove spendiamo oltre cinquanta euro, una cifra alla quale non siamo più abituati!

13 luglio

Oggi, ultima giornata qui, Folegandros ci regala una giornata perfetta: cielo blu, brezza fresca, mare trasparente. Che altro? La giornata vola. E a cena torniamo dal ristorantino sulla spiaggia, dove gusto finalmente un moussaka superlativo.

14 luglio

Eccoci a Santorini, il posto unico al mondo, il vulcano bollente, l’isola più affascinante dell’Egeo. Ed eccoci a Kamari, il posto modaiolo e rumoroso ma con il mare più bello di tutti: fresco, profondo, salato e leggero.

Il nostro hotel, Elixir, è proprio sulla passeggiata, basta attraversarla per raggiungere la spiaggia ben attrezzata. E quindi sole e bagni fino all’ora di cena.

Andiamo alla Taverna Sellada, lontana dalla spiaggia, dove mangiamo un ottimo antipasto greco e un altrettanto ottima orata, il tutto innaffiato da un vinello di Santorini, locale, fresco e perfetto. La passeggiata sul lungomare conclude la giornata

15 luglio

Chissà perchè mi piace tanto Kamari, che è così turistica, affollata, rumorosa? Forse perchè, nonostante tutto, mantiene in fondo lo spirito della Grecia, che nella sua essenza è semplice e molto sincero. Forse perchè, nonostante la quantità impressionante di negozi e ristoranti, mantiene una sua bellezza. Forse perchè l’acqua del mare di Kamari è tra le poche al mondo paragonabili a quella di Punta Chiappa, per temperatura (bassa), limpidezza (perfetta), salinità (alta).

Quindi oggi, mentre il conto alla rovescia del ritorno è sempre più vicino allo zero, siamo stati tutto il giorno in spiaggia tra mare, sole e letture (ho finito quattro libri!). Domani si va in gita, e allora ci saranno altre cose da raccontare. Stasera c’è la luna piena che brilla sull’acqua

16 luglio

Panagia Episkopi

Mattino in spiaggia, ma poi si va in giro. Affittiamo una macchina e percorriamo gli spazi centrali, poco noti. Raggiungiamo ExoGonia, con una chiesa curiosa nello stile, e forse non bellissima. E’ intitolata ad Agios Charalambos. Ha comunque davanti all’entrata un bel risseu, e tanto basta.  Ci avviamo verso Akrotiri, la meta ufficiale della giornata, ma nel frattempo è impossibile distogliere la vista sulla caldera di Santorini, assolutamente unica e meravigliosa con i suoi colori forti e la sua storia geologica antichissima. Troviamo un ottimo punto di osservazione presso la chiesa intitolata a S. Antonio, che sorge in mezzo ai campi dell’omonima azienda agricola, piantumati a vite. E di fatto questa vallata interna di Santorini, forse grazie alla fertilità donata dalle origini vulcaniche, è una serie infinita di vigneti, che qui corrono raso terra.

Arriviamo ad Akrotiri, e visitiamo il sito preistorico. Non è una visita semplice per persone impreparate come noi, ma grazie alle dettagliate informazioni riusciamo a capire quella che poteva essere l’aspetto di questa città, sepolta da un’eruzione vulcanica circa 2000 anni prima di Cristo. Purtroppo i resti archeologici ritrovati, ricchi di decorazioni molto belle, sono stati trasportati al museo archeologico di Fira. Devo attendere una nuova occasione 😉

Appena fuori Akrotiri non resistiamo e andiamo a ri-vedere la chiesina di S. Nicolaos, una bomboniera bianca e azzurra, e la spettacolare spiaggia rossa: una striscia di sabbia sotto la parete rossa e nera del vulcano.

Ma è il momento di portarci a Imerovigli, il sole sta per tramontare. Non sarà un tramonto perfetto, rotto da qualche nuvola, ma la vista da lassù è impagabile. Fira e Ia brillano con le loro case bianchissime, sulla cresta dei monti. Difficile raccontare le variazioni cromatiche che pennellano le coste rocciose a precipizio nell’acqua, la vegetazione, le case.

Dopo lo strepitoso tramonto decidiamo di rientrare per la cena, che in realtà consumiamo al ristorante Danas: ottima e abbondante! Ci stanno più solo due passetti digestivi …

17 luglio

E si consuma l’ultimo giorno di vacanza sulla spiaggia e nel paese di Kamari, tra sole, nuotate, passeggiate alla scoperta della Kamari vecchia (che c’è, qua e là), e si conclude con la cena al To Pinakio per definitiva conferma che in Grecia si mangia ovunque uguale, ma ovunque bene.

Avrò ancora domattina per riempirmi gli occhi di quel blu-blu-blu come solo in Grecia.